Lutto Paolo Pepino - AGIT

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"E dai, sì, facciamo ancora due palle, andiamo...". Stanco, sudato, magari dopo un singolo di tre ore a suon di smorzate e pallonetti con qualche tuo competitor - Paolo, Mauro, Marco, Adalberto, Gianni, le tue bestie nere - tornavi in campo perché qualcuno di noi (io tante volte, forse troppe) ti chiedeva di scaldarsi per un match. E tu andavi di là, ti stringevi i lacci sotto le ginocchia, i tuoi "supermenischi" , e ricominciavi: un dritto, un rovescio, un angolo, un cambio di ritmo, la tua malefica smorzata, il tuo drittone che appena toccava terra saltava su che ci voleva la scala.
Caro Pepo, ho sempre sempre pensato che il finale di Open fosse roba tua.  "Ancora due palle, giochiamo ancora un po’” dice Andre (Agassi) a Stefy (Graf). C'è tutto il Pepo in quella frase che è soprattutto un modo di dire: la gioia di stare in campo, a qualunque costo; il piacere della fatica e dell' agonismo che del tennis e di tutti gli sport è il codice genetico; la gratificazione  del gesto atletico; il gusto di stare in movimento.
 Sei stato tutto questo Paolo: esuberanza, socialità, bontà, equilibrio, leggerezza, fisicità, uno spiccato senso estetico per la vita e per lo sport, tutti, in assoluto. La tua personale classifica: pallanuoto, tennis e sci. Ah, già anche la Fiorentina.
Stamani nella basilica di San Miniato ti hanno voluto ricordare così i "tuoi" ragazzi della Rari Nantes, Gianni De Magistris in prima fila, i tuoi "ragazzi" della Nazione guidati da Raffaello Paloscia, Sandro Fiesoli, Ubaldo Scannagatta. Gli amici degli Assi. Sulla tua bara la bandiera con i cerchi olimpici. Che onore, Paolo. " Un signore", "un amico, "che eleganza", " educazione e correttezza" le parole chiave di un brusio ininterrotto mentre padre Bernardo, che dell'abbazia è il priore e di Firenze un po' il nume tutelare, ti immaginava "a nuotare nel cielo blu che visto da San Miniato riesce ad essere ancora più blu come, appunto, le tue piscine". Sono in imbarazzo - ha detto - quando "devo celebrare il funerale di un sportivo, di un corpo potente che ha cercato sempre di sfidare i limiti e adesso è qui in una bara. Ma è il normale corso della vita e più che le doti dell'atleta qui ricordiamo quelle dell'uomo".
 
Caro Pepo, gli amici e le amiche dell'Agit ti scrivono questa lettera collettiva. Con la morte nel cuore, il dolore di non vederti più arrivare, il rimpianto di una telefonata non fatta, di una chiacchierata  e di una partita non finita. “L'Agit perde uno dei suoi migliori amici. Paolo era un uomo buono sempre simpatico, generoso di giudizi benevoli per tutti. Ci mancherà il suo umorismo gentile  e la sua pacatezza. A Daniela e a Elena un grande abbraccio” (Paolo Occhipinti). “Per me è un gran dolore era una persona simpatica e cordiale con tutti. Abbiano vinto uno scudetto in doppi insieme nel 1997” (Mauro Mosconi). “Era l’unico che mi faceva gli  smash di rimbalzo: che ricordi” (Roberto Scaggiante. “Paolo era la simpatia in persona. La sua gentilezza, il suo modo di essere una lezione di vita” (Antonio De Florio). “Simpatico e gentile, una delle più belle persone conosciute all’Agit” (Antonella Piperno). “Simpatico, gentile, affabile, un vero sportivo. Era bello trascorrere del tempo con lui” (Massimo Mapelli). “Paolo era una persona che sapeva stare con tutti, che trovava sempre un modo per essere piacevole. Che parlasse con un ragazzo, una signora, un bimbo o un anziano. Aveva l’eleganza delle persone vere, parlava con rispetto e senza paura di sembrare. Ricordo una sera: ci portò a mangiare in un ristorante a Piombino e fu una ri-scoperta per tutti noi. Una bella persona” (Alessandro Baschieri). “Ricordo l'amico e il  leale avversario di tante battaglie sulla terra rossa” (Marco Francalanci). “Perdiamo un grande amico” (Adriano Alecchi). “Una persona che si è fatta voler bene nel corso dei tanti incontri Agit, per le sue qualità umane, di gentilezza, affettuosità …” (Pasquale Esposito”.

Caro Paolo, questa lavagna di pensieri in tuo onore è lunga, piena di nomi e ricordi. Tutto questo dice molto di te e delle tue qualità.
Elena e Daniela, le tue ragazze, hanno trovato il fiato di salire all’altare e articolare le parole più belle. Elena, tua figlia, ti ha scritto, come ogni anno, la lettera per Babbo Natale. Daniela non ha voluto parlare al passato, “Ciao amore mio”. Entrambe le ragazze dicono che a te non son mai piaciute le lacrime ma i sorrisi. Noi, io (Claudia), Paola (Catani), Diego (Costa) le abbiamo baciate e abbracciate per tutta la grande famiglia Agit.   

Ho sentito dire che ti "lasceranno in Arno....".  Spero che sia vero. Vorrà dire che ciascuno di noi ogni volta lo guarderà e ti penserà. Ancora meglio sarà pensarti e “vederti” in campo. “Dai Pepo, ancora due palle…”.  Maledetti coccodrilli.
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